Enrico Pietrangeli

Enrico Pietrangeli

sabato 24 marzo 2012

La poesia di Pietrangeli


La poesia di Enrico Pietrangeli è reale, schiet­ta, per alcuni versi anche cruda. Il suo stile si manifesta nella singolarità del suo modo di scrivere.

L'autore manifesta nella sua opera quello che ha vissuto e sembra come trasportare il lettore con sé verso lidi che non hanno nulla di artifi­cioso ma che spingono alla riflessione profonda nono­stante l'irruenza alle volte di al­cune parole uti­lizzate. Pietran­geli è molto du­ro verso lo scor­rere del tempo e verso la sua vi­ta. I suoi versi comunicano un'ansia di rivo­luzione privata e quotidiana, il suo ricordare un passato collegato al presente non è segno di nostalgia ma del fatto che tutto può cambiare e modificarsi.

Così l'amicizia si dissolve e Pietrangeli narra: "Amici più non siamo e dei tuoi pugni stretti re­stano flaccide mani a palpeggiare denaro nelle tue antiche tasche sopra l'evento ricucite", mentre le notti africane si riducono in notti ba­gnate per amore malaria e congestione, luminose ed infinite e fare l’amore è la sensazione di penetrare il sesso umido e fondo di un evo­luto insetto.

Man mano poi che le pagine di questo libro scorrono i toni si fanno più nervosi e più serra­ti, nei versi ridotti all'essenzialità, sembrano tornare in mente i rumori sonori del mondo musicale giovanile più avanzato degli anni set­tanta, anche se si nota la presenza di alcuni tor­menti spirituali. Pietrangeli dice: "Io sono un libero codardo abbandonato alla schiava ragio­ne di ogni sentimento anarchico". Comunque tutti i suoi giochi, tutte le sue paro­le sono il risultato di una sua morale volta alla ricerca profonda dell'eredità di sangue nel ri­spetto di principi che vanno al di là del Cristia­nesimo e che consistono nella ricerca di una vera coerenza di fondo. II risultato appare su­blime e per scoprire la ricchezza di questi versi è necessario rileggerli più volte.





Da Tam Tam del novembre 2001 – recensione di Lorenzo Pisoni

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