Enrico Pietrangeli

Enrico Pietrangeli

sabato 24 marzo 2012

Vissuto brulicante ed indocile ...


"Il suo vissuto brulicante ed indocile"... "smascheramento delle tronfie ipocrisie"... Francesco De Girolamo sente il bisogno di citare Baudelaire; così come Gino Scartaghiande scomoda e vi vede "un Penna più intima­mente ontologico e fondativi di pensiero e meno idillicamente novecente-sco o addirittura manierista"... Ma non è con le etichette storielle e di pregio o con le associazioni ermeneutiche che si convalida un fresco, riottoso autore (è nato a Roma nel '61, dove ha conosciuto poeti e artisti come Dario Bellezza e Tano Festa - ma spesso anche si è allontanato per lunghi viaggi altrove, fosse Barcellona o Lione od Amsterdam), a suffi­cienza, per sua fortuna, già illuso/disilluso dai feroci od oziosi ingranaggi umani, e in ispecie dagli sterili, disincarnati riti letterari... Pietrangeli è tutta carne, tutta pena e pulsione, e se ne frega delle corresponsioni criti­che, delle corrispondenze sinestetiche e intellettuali, degli elzeviri o delle panoramiche novecentesche! In lui vince e convince l'urgenza, il piglio, il turgore del verso, la serena disperazione del proprio Io finalmente vissu­to, dannato, espiato, e non più, come accade spesso, recitato, ammannito, adulterato: "Di amore e di morte, / mie vere ed incompiute forme, / innal­zo un grido al ciclo, / a quante fresche gocce, / germogliandomi in fretta, / svelarono impietose / bugiardo sole di primavera..." (pp)




Fonte: Gradiva n° 23-24 del 2003- nota di P.P.

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