Questa raccolta di poesie
di Enrico Pietrangeli
affronta diversi argomenti, a volte classici, a volte stereotipi, rivisti in
chiave moderna, ma sempre con una caratterizzazione innovativa. Si parla del
ritorno all'infanzia, un desiderio incoercibile che domina il poeta, troppo
spesso deluso dalla noia di questo vivere; del rapporto problematico con le
droghe, facili siti illusori di felicità artificiosa ma palpabile; della
ricerca di una percezione del numinoso e della religione che sia al contempo
trascendente e utile, immane ed esteriore; dell'amore e della morte, come
suggerisce il titolo, in chiara antifrasi con gli stilemi classici fin troppo
vieti: l'amore, come sentimento a volte di presenza, a volte di smarrito
abbandono, e la morte, come concetto ossessivo che si autoperpetua nell'animo.
Quest'opera è dotata di
un intimo senso della trascendenza, che si percepisce con continuità nelle
strofe: una ricerca del Sé che sia esterno da sé, un continuo vagare di meta in
meta, di sensazione in sensazione, verso una serenità e una quiete lontane, che
appartengono unicamente al mondo transeunte dell'hic et nunc, del qui e ora.
Personalmente, ho
apprezzato nettamente di più la seconda parte del volume, dove il versificare
si fa molto scorrevole, e in cui emergono strofe veramente meritorie di plauso,
quasi cantilenanti ripetizioni di una ricerca impossibile. Purtroppo, essendo
molte poesie spiccatamente autobiografiche, a partire dal titolo e anche nei
pensieri di vita espressi, alcuni passi del libro sono di difficile
comprensione per chi non conosce l'autore, anche se, in definitiva, non
inficiano il buon lavoro svolto, per contenuti e stile martellante e
volutamente ossessivo.
Consiglio questo volume
alle persone che cercano poesie poco scontate, in cui il fluire e rifluire
delle sensazioni domina il testo: versi dalle melodie arcane e dalle ripetitive
armonie.
Se vi è piaciuto questo
volume, vi consiglio: Charles Baudelaire ne "I Fiori del Male" e in
"Paradisi Artificiali" (per il rapporto quasi mistico con le droghe);
Salvatore Quasimodo nella raccolta delle sue poesie, Ugo Foscolo nei
"Sepolcri" e Marco Saya in "Raccontarsi" (per i contenuti
tanatologici riferiti alla morte); Arthur Rimbaud nei volumi "Poesie e prose",
"Tutte le poesie" (per l'armonia insita nei suoi versi melodiosi e
innovativi).
Nessun commento:
Posta un commento