Istanbul per Enrico Pietrangeli è patria di compresenze,
punto ove le sostanze convergono per poi tornare nuovamente ad espandersi.
L’Amore e Morte è il centro di tutta la poetica dell’autore, tanto la città di
Santa Sofia, di Karokoy e di quegli Ottomani che fecero il Rumi il protettore
del loro impero multietnico, quanto il ponte contemporaneo fra l’Oriente e
l’Occidente dello Spirito (Secondo le parole della postfazione di Shaykh Abdul
Hadi Palazzi, Direttore dell’Istituto Culturale della Comunità Islamica
Italiana). La Poesia
di Pietrangeli è nobile nel svelare le sintonie e le affluenze dei versi che
s’insinuano affascinanti e sensuali per poi impennare nell’ascesa a scalare
verso nuovi orizzonti estetici e interiori. Dal tema del viaggio interiore/ esteriore
si scorre nella lettura delle poesie in modo soave fino all’apice di una
sessualità perfettamente povera (tesa/ ostile/ viscerale/ nuda), quindi,
perfettamente pura. La dolcezza scaturisce come per contrasto di ogni crudezza
del vivere, per far emergere l’Amore inteso come realtà: il senso più alto del
termine. Le parole sono cantico di mille sostanze fino all’ unità, colta come
Uno, una spiritualità nella convergenza, un orgasmo delle materie. Contro ogni
apparenza il profilattico è verità di una strada, quanto il verme che si nutre
della mela per poi tornare con la morte alla terra, congiunzione, comunione e
ottica del ciclo di vita. L’Amore spesso è sofferto, l’amore di cui l’altra
faccia è Morte eppure indispensabile ad un’onorata vita, al senso di una
pienezza più che umana: cosmica. Il sentimento è realtà, dalle membra
affaticate, dall’impulso, dall’orgasmo, alla masturbazione. Una poetica
impudica e per questo più vera, che scivola nella realtà dell’individuo, lo
legge puro, spaventato, a volte simile ad un “bambino spaventato”, eppure
l’accettazione dello stato di realtà porta ad un sentimento di candida
trasparenza e purezza. L’Amore vissuto in quanto sacrificio alto, ascolto e
sangue viscerale alle proprie membra, al proprio appartenersi, nell’ardore
quanto nella disperazione delle stragi (L’11 settembre o nella disperazione
irrefrenabile e totale), quel senso di perdita e vuoto che si respira nelle
strade aride e devastate, quel senso di lutto che unisce come fragile frutto di
un’umanità che nega a se stessa la compiutezza delle lacrime. Una società che
non reagisce è la nostra, tesa nell’egoismo come corda del funambolo ed alla
vita del trapezista che sorvola e vive di magica dimenticanza nella condizione
esistenziale di non voler/ non poter sopperire alla mancanza.
Sono notti insonni del poeta, sensuali idee (quasi sbiadite) degli impulsi appassionati, assonanze indelebili e stravaganti intrecci del destino. Dal grembo della terra/ umido sesso informe/ che appare fecondato/ zampilla amor regale/ mistero del sublime/ per amanti congiunti/ ubriachi, nella luce accecati. Dal grembo della terra, gli amanti si congiungono ubriachi e “insazi” tesi al raggiungimento del sublime, dove le loro anime superano i piaceri del corpo per farsi puro spirito. Cogliendo amori e perduti amori, il pensiero di Pietrangeli cavalca gli ambienti di vita e si fa traiettoria di un esperire incondizionato, teso verso la pienezza. L’Amore è Alchimia, oltre il confine dei corpi, oltre l’aura, oltre le mappe delle geometrie private e per questo pubblica festa del viver mai sopito da incensi ma inebriante di istanti rapiti dal seno della Natura ( per liquefatta sorgente dove scorre la vita). E, ancora, la divergenza delle nature plurime: Natura/ Morte, Vissuto/ Sognato, Destato/ Assopito, Violento/ Fuggevole, Avverso/ Sparso, Appropriato/ Inappropriato, Cosmico/ Industriale, come risvolti dell’unica natura che tace (..taci! Non Odi?), dove il tacer è un abbraccio di altre spoglie e un nodo a sciogliere, avventuristico e guerriero verso il senso ultimo della realizzazione (o Compiutezza). Le Emozioni appaiono in saldo, dove tutto deve adeguarsi alla media senza scorrere nel vero, ossia la travolgente e irrefrenabile emozione che il Tutto, implicitamente e sempre colora. Il corpo dell’uomo riversa sul suo letto, calvario e spesso sudario del poeta che tra Amore e Morte resta attanagliato ma mai si priva di assaporare a pieno il fine ultimo e consacrato della vita: L’Amore. Come desiderosi di assaporare quest’Amore si va: dal feticismo, al tempo che d’inseparati aromi riveste ceneri di luce nell’anima, dal sesso che esprime l’idea della liberazione catartica della lotta dei corpi ardenti, fino alla nudità e castità del sorriso titanico di bimbo dai grandi occhi luminosi. Un Amore che rende notturni, agonizzanti, ansiosi nella notte e viaggianti terre ispide e solitarie: deliri incompiuti, fumi dell’alcool, improvvise euforie e quotidiane paure, davvero poco metabolizzabili. Cercando, infine, soltanto: Comunicazione, permanendo nel terrore che altri possano guardarci dentro. E la strada è la stessa per tutti: Cerco sangue fraterno/ vivo/ dove cauto lasciarmi andare./ Abbraccio la mia sola utopia/ per poi tornare a naufragare. In “Letto d’ospedale” e “Dissanguamento”, i versi sono sempre più implacabili ed aspri, la vita/ l’amore e la morte, non sono elementi da evadere ma da assorbire e visualizzare per comprendere o non voler più comprendere nulla, nel nudo abbraccio della povertà delle cose rese spoglie. Quanto sangue per conoscerci /e poi fallire nelle nostre paure/ Quanto sangue era conoscenza/ un idillio per infiniti equilibri/ sobbalzi in terra, tachicardia/ con referto di decesso, amore. Sono versi alti, dove la conoscenza dell’entità amata è reale e desidera raggiungere la pienezza e l’unità con l’immenso, quindi lotta, verso l’accrescimento spirituale, immensità dei luoghi, compresenza e ascolto incondizionato.
Sono notti insonni del poeta, sensuali idee (quasi sbiadite) degli impulsi appassionati, assonanze indelebili e stravaganti intrecci del destino. Dal grembo della terra/ umido sesso informe/ che appare fecondato/ zampilla amor regale/ mistero del sublime/ per amanti congiunti/ ubriachi, nella luce accecati. Dal grembo della terra, gli amanti si congiungono ubriachi e “insazi” tesi al raggiungimento del sublime, dove le loro anime superano i piaceri del corpo per farsi puro spirito. Cogliendo amori e perduti amori, il pensiero di Pietrangeli cavalca gli ambienti di vita e si fa traiettoria di un esperire incondizionato, teso verso la pienezza. L’Amore è Alchimia, oltre il confine dei corpi, oltre l’aura, oltre le mappe delle geometrie private e per questo pubblica festa del viver mai sopito da incensi ma inebriante di istanti rapiti dal seno della Natura ( per liquefatta sorgente dove scorre la vita). E, ancora, la divergenza delle nature plurime: Natura/ Morte, Vissuto/ Sognato, Destato/ Assopito, Violento/ Fuggevole, Avverso/ Sparso, Appropriato/ Inappropriato, Cosmico/ Industriale, come risvolti dell’unica natura che tace (..taci! Non Odi?), dove il tacer è un abbraccio di altre spoglie e un nodo a sciogliere, avventuristico e guerriero verso il senso ultimo della realizzazione (o Compiutezza). Le Emozioni appaiono in saldo, dove tutto deve adeguarsi alla media senza scorrere nel vero, ossia la travolgente e irrefrenabile emozione che il Tutto, implicitamente e sempre colora. Il corpo dell’uomo riversa sul suo letto, calvario e spesso sudario del poeta che tra Amore e Morte resta attanagliato ma mai si priva di assaporare a pieno il fine ultimo e consacrato della vita: L’Amore. Come desiderosi di assaporare quest’Amore si va: dal feticismo, al tempo che d’inseparati aromi riveste ceneri di luce nell’anima, dal sesso che esprime l’idea della liberazione catartica della lotta dei corpi ardenti, fino alla nudità e castità del sorriso titanico di bimbo dai grandi occhi luminosi. Un Amore che rende notturni, agonizzanti, ansiosi nella notte e viaggianti terre ispide e solitarie: deliri incompiuti, fumi dell’alcool, improvvise euforie e quotidiane paure, davvero poco metabolizzabili. Cercando, infine, soltanto: Comunicazione, permanendo nel terrore che altri possano guardarci dentro. E la strada è la stessa per tutti: Cerco sangue fraterno/ vivo/ dove cauto lasciarmi andare./ Abbraccio la mia sola utopia/ per poi tornare a naufragare. In “Letto d’ospedale” e “Dissanguamento”, i versi sono sempre più implacabili ed aspri, la vita/ l’amore e la morte, non sono elementi da evadere ma da assorbire e visualizzare per comprendere o non voler più comprendere nulla, nel nudo abbraccio della povertà delle cose rese spoglie. Quanto sangue per conoscerci /e poi fallire nelle nostre paure/ Quanto sangue era conoscenza/ un idillio per infiniti equilibri/ sobbalzi in terra, tachicardia/ con referto di decesso, amore. Sono versi alti, dove la conoscenza dell’entità amata è reale e desidera raggiungere la pienezza e l’unità con l’immenso, quindi lotta, verso l’accrescimento spirituale, immensità dei luoghi, compresenza e ascolto incondizionato.
Marica Recchiuti
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