Enrico Pietrangeli
Ad Istanbul, tra pubbliche intimità
Edizioni Il Foglio – 2007 – 10,00
Euro
Nel periodare di Enrico
Pietrangeli, ho ritrovato il “colloquial style” di Stephen
Spender, un poeta che mi è caro fra tutti: quel lasciare sgocciolare sulla
pagina le dolenti immagini dell’animo, quel certo soppesato disincanto che
travalica la solidità strutturale della costruzione metrica per intingersi nel
ritmo musicale che accompagna il formarsi del pensiero.
Ed ho ritrovato quell’ansia dell’andare che scuote il desiderio di appisolarsi
nell’acquiescere della propria stupefatta indolenza, (“Che bello
dormire/d’inedia morire/ e neppure mangiare,/soltanto sognare”), mentre, nel
contempo, urge la frenesia di esplorare siti e lontananze che, inevitabilmente,
riportano sempre e comunque a misurarsi col proprio io, a confrontarsi con il
proprio turbolento (angosciato?) esistere “lungo quei viali,/onesti e sereni,/
di anonimi borghesi”.
Roma, Trieste, Buenos Aires dove vibrano le fisarmoniche, Istanbul: mete senza
approdo, forse le visioni incantate che non esistono se non nell’assenza di un
immaginario che non riesce ad offrire né requie né pacificazione perché ovunque
c’è da far di conto con la propria lacerazione esistenziale; un profumo di
donna, un deserto, una bottiglia di champagne per una notte di sesso, un gatto
morto sopra il selciato che giace esentato alla vita.
Con questa raccolta poetica, Enrico Pietrangeli si conferma poeta di forte
consistenza e di respiro, sicuro del suo “modus operandi” senza ricorrere a
superflue sperimentazioni lessicali, ma confidando unicamente nel sapore
universale dell’arte per trasformare in poesia il quotidiano cammino del
vivere. E leggendo la sua bella raccolta non ho potuto far a meno di ricordare
quanto scrisse Dylan Thomas in una lettera inviata a Pamela Hansford Johnson il
giorno di Natale del 1933: “Una cosa che ho sempre notato e sempre ammirato nei
suoi versi e nelle sue poesie è l’immediatezza delle frasi iniziali; non c’è
mai alcun bordeggiamento; dice quello che ha da dire il più rapidamente e il
più semplicemente possibile. E non ha mai messo nulla nelle poesie per renderle
più difficili”. (D.T. – Ritratto del poeta attraverso le lettere – Einaudi
Editore pag. 92)
Nota di Pier Luigi Coda
– [Fonte: Dictamundi]
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