Enrico Pietrangeli

Enrico Pietrangeli

domenica 13 maggio 2012

Caleidoscopio di passioni


Enrico Pietrangeli
Ad Istanbul, tra pubbliche intimità

Edizioni Il Foglio – 2007 – 10,00 Euro



Come agitati entro un caleidoscopio di passioni e pulsioni eterogenee, i frammenti d’esistenza che Enrico Pietrangeli dona al lettore si condensano e si disperdono incessantemente, creando un’empatia poetica che si caratterizza come immediata condivisione di “pubbliche intimità”, come una fusione alchemica in cui il poeta, i suoi versi e l’ascoltatore ricompongono entro un crogiolo lirico il mistero dell’Uno. Istanbul diviene così non tanto una collocazione geografica, quanto un centro della memoria e assieme dell’immaginazione produttiva, un fulcro attorno al quale si dipana una colata di versi che fluisce spontanea, ma trascendendo la dimensione ordinaria dello spazio-tempo per collocarsi nel qui-ed-ora, in quella simultaneità che – secondo la definizione tradizionale – rende il derviscio “figlio dell’istante”, mutandolo in colui che “lungo la via non conosce domani”. Questa istantaneità assieme statica e spiraliforme – tipica del volteggio delle danze sufi - trova appieno espressione nei versi del “Maestro dei folli d’amore”, quel Maulana Jalaluddin Rumi a cui Pietrangeli dedica la sua rimembranza dei perduti amori. La Istanbul di Pietrangeli è quindi tanto la città di Santa Sofia, di Karokoy e di quegli Ottomani che fecero di Rumi il protettore del loro impero multietnico, quanto il ponte contemporaneo fra l’Oriente e l’Occidente dello spirito, un regno di passate glorie militari, ma anche della decadenza e degli assidui fumatori che sciolgono la loro essenza fra quelle volute di hashish che sono assieme “ara fumante agli dèi”, “braciere d’iniziazione” e “aromi aspersi / lungo i sentieri / del Re del Mondo”. Passo dopo passo e verso dopo verso, l’intimità condivisa dal poeta ci porta a trascendere la geografia, ed Istanbul si rende insensibilmente prossima alle città-ponte, a Buenos Aires, a Lubjana, a Trieste, a quella stessa Roma che estende il viatico del vagare “provvisorio”. Se nelle successive sperimentazioni dei Re Mix de Il pazzo il poeta appare criptico e quasi intimistico, il suo grido di spontaneità prorompe invece in tutta la sua solarità nello snocciolarci, senza fronzoli o arzigogoli, il suo amore adorante  per le africane tunisine che vorrebbe cospargere d’incensi.
Ci sia inoltre consentita un’osservazione relativa al rigore morale e al coraggio politico dell’Autore. Mentre in taluni ambienti intellettuali è diventata quasi una deprecabilissima consuetudine esibire forme di ambigua comprensione nei confronti del terrorismo, e presentare l’attentatore, il “bombarolo” o lo stragista come una sorta di attore tragico verso il quale diviene quasi doveroso ostentare una qualche forma di sociologica compiacenza, quando non di malcelata ammirazione, la condanna del terrorismo da parte di Pietrangeli è al contrario quanto mai recisa e senza appello, e la sua descrizione del Kamizaze senza dio è scevra dalla benché minima condiscendenza. Anche questo contribuisce a fare dei versi di Ad Istanbul, tra pubbliche intimità una lettura che rende i corpi evanescenti e al contempo allieta lo spirito, e non può che destare nel lettore una gratitudine simpatetica per il dono che il poeta ha inteso con noi condividere.

Shaykh Abdul Hadi Palazzi


Direttore dell'Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana

[Fonte: L’opinione]

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