Enrico Pietrangeli

Enrico Pietrangeli

sabato 24 marzo 2012

La corporeità vischiosa del dolore


Chi smentirà le accuse standard che spesso la mentalità comune non si vergogna di rivolgere al poeta, incriminandolo ripetutamente d'essere soltanto un discolo beato e recidivo, sempre intento a bigiare la vita - e alla bellezza -, per intabarrarsi in una dimensione parallela e svagata, invalicabilmente lontana da tutto ciò che è concreto? Chi mi aiuterà ad affermare che invece il poeta non è un fuggiasco o un disertore? Forse…Enrico Pietrangeli? Può darsi… Anzi, ne sono certo! Perché si tratta di un autore che, nella silloge "Di amore, di morte" (uscita nel 2000 per i tipi della Teseo Editore), si confronta con gli strati più intimi, corposi e corporei della realtà, senza cercare minimamente di eluderli o scansarli. Ed ecco allora che il poeta - sotto forma di Pietrangeli - s'immerge in una congerie di fluidi biologici (dal muco allo sperma), per trasformarsi in una tormentata vena di sentina, percorsa eternamente dal sangue di scarto, e melmoso, della disperazione. Ne deriva - a mo' d'inevitabile conseguenza - che ogni verso diventa il simbolo lampante - asfissiante! - di una decomposizione psichica ormai troppo avanzata, per lasciare adito ad un qualche balsamo o comunque guarigione. Sì, soffre - il nostro Enrico - forte e chiaro. Tanto che il suo immaginario si fa ossario, mentre si disperde in una serie di liriche da cui traspaiono teschi in continuazione, e capillari, ed escrementi. Dopo un simile accumularsi, progressivo e gorgogliante, di elementi macabri raffiguranti il dolore, e tendenti alla morte, lo sfacelo è talmente grande, che leggendolo mi torna in mente la scapigliatura milanese, il capostipite Baudelaire, ma anche Guy de Maupassant il quale, nelle sue lettere finali al medico e alla madre, usava “decedere” così: «Sono in uno stato tremendo. …Ho passato una nottata atroce… Ho dei dolori di testa così forti che me la stringo fra le mani e mi sembra la testa di un morto. …Sto agonizzando. Ho un rammollimento nel cervello… Tutte le notti il cervello mi cola dal naso e dalla bocca in una pasta vischiosa… La morte è vicina, e io sono pazzo… ».


Fonte: Progetto Babele n° 12 del dicembre 2004 – recensione di Pietro Paniamo

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