Nella collana
'diversoinverso' ENRICO
PIETRANGELI pubblica la sua prima opera, ossimoro
o disaccordo, dal titolo Di amore, di morte, con una nota introduttiva
di Francesco De Girolamo (pag. 64, Teseo Editore, Roma 2000). Ho voluto
sottolineare, di proposito, il nome della collana perché la poesia di
Pietrangeli (romano di appartenenza - 1961 - ma emigrante, per scelta, tra
Spagna, Francia, Belgio, Senegal...) è proprio diversa in quanto,
di-verso-in-verso, chiaro traspare il suo impegno sociale-esistenziale
all'interno di una natura sapiente e originale del linguaggio. Gino
Scartaghiande parla di "terra d'innocenza" e De Girolamo, nell'introduzione,
dichiara che "l'originalità dello stile si manifesta proprio nella dissimulazione
del lavoro sul linguaggio". Siamo d'accordo, ma di cosa parla il poeta
Pietrangeli? Di amore e di morte tutta la letteratura del mondo ne è
piena e anche la poesia! Enrico
Pietrangeli si salva perchè la sua metafora della vita è
tutta concentrata tra l'essere e il trascendere, la realtà e il mistero, il
sentimento pazzo del tempo e la maledizione della poesia (Baudelaire e
Corbière, principalmente): "È un lago fondo e chiaro/d'impeccabile
innocenza nobile e azzurra vi scorre/pupilla senza più ragione/diritta scorge e
solca/remoti labirinti d'animo, ignudi vermi che siamo/ci voltiamo
ignorandolo". un poeta cresciuto dopo il '68, senza illusioni senza
frustrazioni. La sua poesia si identifica con passaggi delle generazioni
dell'ultimo '900 ma senza nostalgie, anzi con rabbia per il continuo
disperdersi nell'ignoto dell'umane genti se ancor adesso: "È l'era dei
mercanti/che infestano ogni tempio./Più non risplenda altr 'oro/se non il padre
nostro/primogenito sperma solare./Dell 'eterno tempio del cuore/incombe
su di noi sacerdozio".
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