Enrico Pietrangeli

Enrico Pietrangeli

sabato 24 marzo 2012

Di amore, di morte: una liricità senza barriere


Cari amici lettori, ho letto tutta d'un fiato questa raccolta di versi, "Di amore, di morte", sottopostaci dall'autore Enrico Pietrangeli. Devo dire che una poesia così intimista non è sempre facile da "digerire". Il con­cetto dell'oltre e della fisicità trova raramente "cittadinanza", ma quando l'aspetto dell'oltre significa cammi­nare, o meglio scrivere, come l'equi­librista, sull'orlo di un precipizio esi­stenziale, e senza rete di protezione sotto, allora...

Bravo Enrico! Finalmente una liri­cità senza barriere, concettualità gra­tuite, accomodamenti di stile o giochini di rima baciata. No. Soltanto l'oggettivazione del non-sense giunta ad una "resa di conti". La metrica è l'ultimo tuo problema. Come i veri poeti maledetti, cosa fai? Vai ad apri­re a chi batte "leggero" sulla porta del dolore; non ci sveli modi indica­tivi per lo stare al mondo, ma ci sug-gerisci soltanto: "Quando non hai quello che ami, ama il reale che tra­scina a fondo!". Ecco di cosa è fatta la tua contemporaneità poetica; la poesia non è a tutti i costi un'iniezio­ne di fiducia, anzi - o un "assegno a tanti zeri" per un'anima senza più credito. Oggi non esiste altro che la tua ruvidità generazionale, ancora illusa da un '68 che ti ha sfiorato cambiandoti, ma lasciandoti quella forza di reinventarti con un punto e a capo! Ora, il tuo nostalgico "reduci-smo", come scrivi, ci dice : "Io resto un libero codardo/abbandonato dalla schiava ragione/di ogni anarchico sentimento!".

Oppure, in altri versi testamentali d'identità perduta, ci dici: "Casa, certo punto di memoria/dal tuo segreto sorriso sporge/questo mio dis­ordinato archivio!".

Nulla da eccepire, caro Enrico, soprattutto quando si ha da dire e si dice! Questa tua elegia senza indugi, come dicevo più sopra, trova pieno diritto di cittadinanza nel nostro animo, dove scorazzano ormai da tempo memorabile soltanto predoni mascherati da poeta, e quando, come nel tuo caso, ne troviamo uno autenti­co, non possiamo che "vidimargli" subito il "passaporto della parola!" Bravo, bravo, bravo! (M. T.)


Fonte: Sesto Acuto n° 4 del febbraio 2005 – recensione di M.T.

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