Leggendo e rileggendo le poesie di Pietrangeli, non ci si
sottrae alla sensazione di attraversare due mondi paralleli, estremamente
dissimili e lontani. Alcune pagine infatti, si snodano in una dimensione lirica
quasi mistica, in cui si celebrano l'Amore, la sofferenza, il dolore che
affiora in una percezione tattile, la Morte, eterno contraltare dell'Amore:
"Di amore e di morte,/ mie vere ed incompiute forme". Facilmente
rintracciabili echi baudeleriani, cosi come certe assonanze alla poesia di
Bellezza, che del resto Pietrangeli ha frequentato; ritroviamo la fisicità del dolore e del piacere, la scelta dello
smascheramento del poeta e la propensione al sarcasmo: "Sono di già un fallito, / col cuore allegro del giullare/
e l'anima in usufrutto, /cui la morte, /amante d'ironia, / tuttavia si degna/
irriverentemente dilettandosi di afferrare insaziabile/ quel mio divenire/
intrecciato di paglia." La ricerca interiore si arricchisce di una
spiritualità
naturale e di pasoliniana moralità
cristiana.
Si contrappone a questa rappresentazione poetica un forte
radicamento alla vita d'ogni giorno, alle persone che ci vivono accanto, ai
legami d'affetto: "il magico silenzio/ barbaramente uccidi/e mi solchi il
viso/con l'aratro avvelenato/del le madri ansie/ per il tuo bambino".
Il verso è meno
rotondo, il dire più
essenziale, la visione di una lucida oggettività: "viviamo in uno scudo spaziale, /
dentro una fetida e ridicola/ astronave in cartapesta, / sopra un avanzo di
scena/ per vecchio serial televisivo/ viviamo, soli e rifugiati, / persino un
po' arrangiati/tra immondizie passate/ maternamente coccolati." Il
realismo crudo è
proprio di uno sguardo "esistenzialista", che vede le cose senza veli
e senza mezze misure. Nell'evidenza terrena del trascorrere quotidiano, il
poeta si confronta con le amicizie perdute, i cambiamenti, i luoghi in cui è stato, i brandelli di un amore. E forse,
proprio dal contatto con la realtà,
prova un senso di repulsione e un impeto di fuga, l'aspirazione
all'estraneamento, il vagheggiamento di partire, ancora temi cari a Baudelaire.
Il desiderio di oblio viene così
appagato in viaggi reali e simbolici, che conducono lontano, verso un
orizzonte appena immaginato. "Avrei potuto essere altrove, /nel cuore
della notte, / ai confini dell'urbana selva/ e reincarnarmi vento/ che carezza
l'ultima, / sopravvissuta foglia".
Fabrizia Fedele
Fonte: Cultura e Libri n° 138 del 2002 – recensione di Fabrizia Fedele
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