Dei quattro elementi, la terra è quello che si sente di più
nella poesia di Enrico Pietrangeli. Perché la terra? Perché i versi risuonano
del suo camminare e dell’urto di scarpe coi sassi, dei calci che urtano i sassi
e forse anche dei colpi dei sassi quando arrivano a colpire. Terra, è chiaro,
non è la campagna di Virgilio ma la terra di città, il duro manto di asfalto
sul quale si consumano i nostri passi. Semmai, se terra-terra c’è, è la terra
che il guardiano del cimitero, nell’Amleto di Shakespeare, accumula intorno al
cranio di Yorik. E qui ci illumina l’esergo. Sono due versi di Tristan Corbière
poeta maledetto che nell’originale francese, grazie all’ambiguità di termini
come noir, creux, vers , comunicano simultaneamente l’innocenza dell’idillio e
il macabro disfacimento della morte; in traduzione italiana, invece, per
rendere i due effetti bisogna tradurlo due volte (idillico: Lungo il ruscello
ombroso i poeti pescano e il loro cranio profondo è la scatola da versi;
macabro: Lungo il nero ruscello i poeti pescano e il loro cranio scavato è la
scatola da vermi). Il fatto è che Pietrangeli conosce altri poeti, e coi poeti
consacrati la convivenza è difficile: essi calamitano l’attenzione e le parole,
si impongono alla nostra scrittura a dispetto della nostra esperienza, che
chiede essa pure di diventare testo e parola. Pietrangeli sembra impegnato
proprio in questo confronto, grazie al quale la sua scrittura ha uno speciale
fervore, come se cercasse un equilibrio fra il tributo ai modelli e
l’espressione di un se stesso che tenta di definirsi, che lo fa dialettico nel
dislettico (parole sue). Tra reminiscenze e citazioni più o meno programmate
ecco apparire Poe, Beaudelaire, Corbière, Verlaine, Rimbaud, non solo in
termini e immagini (verme, indolente noia, concime, imputridire, negri, porti),
ma anche in atmosfere affini. Il titolo stesso, Di amore, di morte, è il
risultato di un compromesso: Amore e morte, si sa, non solo è il titolo di un
appassionato Canto leopardiano, ma è binomio che attraversa arte e letteratura
dai primordi ai nostri giorni, passando per gli studi psicanalitici di Freud,
che ci ha sistematicaente dimostrato come Eros e Tanatos siano le due pulsioni
di base dell’esistenza. In questi versi Amore e Morte tornano in binomio ma si
mettono di fianco, non come soggetto ma in un caso indiretto: Di amore, di
morte, il che ha il doppio effetto di evocare il già noto e di dargli suono più
nuovo. Quelli di Pietrangeli sono versi irregolari nei quali si intravede non
tanto la ricerca di armonia o di una qualsivoglia regola, quanto la volontà di
dare consistenza all’esperienza presente e prendere le distanze dal passato,
quasi a salvarsi dal doppio rischio di uno stantio ricordare o di annegare nell’oblio
una parte di noi. Una scrittura così è, dunque, anche prova di digestione in
corso, passaggio di ricordi attraverso le viscere. Ma intanto non si perde
d’occhio il presente con Al futurismo digitale, Adrenalina, Carta Kodak, Serial
tv , appunti più che sintesi e più che assaggi, già strutturati sebbene in
attesa di più attento spessore. In attesa di altra vita; mai nuova, ma almeno
rinnovata, si dice in Natale.
Lidia Gargiulo
(Fonte: Controluce del 01/06)
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