Enrico Pietrangeli

Enrico Pietrangeli

sabato 24 marzo 2012

Destino e fascino


E' una silloge che mi ha particolarmente colpito per la facilità con cui l'Autore parla di cose estrema­mente importanti ed epocali, quasi un profeta di questi nostri tempi così schivi di semplicità, così angoscia ti da un mondo che potrebbe essere diverso, ma che non può esserlo finché sarà considerato solamente un supermerca-to universale dove anche l'umanità è soltanto una delle tante merci in vendita. Il titolo è ricavato da una raccolta interna alla pub­blicazione che già da sola è un'opera compiuta, degna di essere stampata in proprio. Quasi un manifesto, ma un manifesto di una musi­calità suadente che evitando compiacimenti gratui­ti scava nell'animo umano e lo sorregge in questo suo dibattersi tra i marosi di quest'epoca così bassa­mente morale ed eticamente inconsistente. Il lin­guaggio di tutta l'opera è essenziale ma profondo, contemporaneo ma antico nello stesso tempo. Antico nel senso migliore del termine. Nel senso cioè della provenienza di un vissuto personale che nel dispiegarsi dei versi diventa patrimonio comu­ne di una generazione che, come altre nel passato, ha tentato di scala re il ciclo e nel fallimento ne subisce il destino e il fascino. Mi pare di riscontrare in tutto l'impianto dell'opera un respiro, oserei dire, quasi biblico. Un respiro che si fa forte di una consapevolezza ereticamente religiosa.

Quella che gli fa aprire la silloge con la poesia "D pazzo" che ne è introduzio ne è filo conduttore. Quasi la morale favolistica di una società superfi­ciale, virtuale, forse inesistente. "E' un lago fondo e chiaro / d'impeccabile inno­cenza / nobile e azzurra vi scorre / pupilla senza più ragione / diritta scorge e solca / remoti labirinti d'animo / e ignudi vermi che siamo / ci voltiamo ignorandolo".



Luigi Tribaudino





Fonte: Corrente Alternata n° 1-2 del 2002 – di Luigi Tribaudino


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